IL PROGETTO

Il progetto CoffeEye, di Renata Zanon, agrotecnica ed esperta di caffè e Stefania Furlan, esplora il caffè come fenomeno sociale e culturale, superando la sua definizione di semplice materia prima. 

Siamo partiti da una domanda: cosa c’è dentro ad una tazzina di caffè? La gioia che nasce da una tazzina di caffè non vive solo nel gusto. È nel tempo che l’ha resa possibile, nelle mani che l’hanno coltivata, nelle storie che l’hanno accompagnata fino a te. Dietro ogni tazzina ci sono uomini e donne, comunità legate alla terra, fatica e orgoglio intrecciati. In Bolivia il caffè ha attraversato momenti bui, ma è riuscita a trasformarli in nuove radici: più profonde, più consapevoli, più forti.

Abbiamo voluto realizzare un documentario per accompagnarti in un viaggio nelle piantagioni boliviane, alla scoperta delle emozioni e delle persone che si nascondono dietro ogni tazzina. Un racconto che invita lo spettatore a un consumo consapevole, mettendo in luce il ruolo di primo piano della Bolivia nella produzione di caffè di alta qualità.

ClienteCoffeeye
SETTOREDocumentaristica
Cultura
Sociale
focusCultura del caffè
Ritualità
Filiera Etica

La ricerca, svolta attraverso il documentario, analizza come il tempo e la ritualità si intreccino nelle vite delle persone, partendo dalle comunità dei produttori per arrivare al consumatore finale. Abbiamo seguito il richiamo della materia prima fino in Bolivia, operando direttamente nelle piantagioni per catturare la realtà quotidiana di chi il caffè lo coltiva. L’approccio non è stato quello del reportage tradizionale, ma un’osservazione attenta e rispettosa dei gesti, degli sguardi e del legame viscerale tra la gente e il proprio lavoro.

L’obiettivo è stato quello di dare un volto e una voce alla filiera, mettendo in risalto la dignità e la passione dei coltivatori e l’importanza della sostenibilità sociale. La produzione in un contesto internazionale come la Bolivia ha richiesto una forte capacità di adattamento e una squadra capace di muoversi in ambienti complessi senza alterare la naturalezza delle situazioni documentate. Il risultato è una narrazione organica che supporta il progetto CoffeEye nella sua missione di sensibilizzazione